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Essere o Avere un’identità digitale? Risponde Penelope Dipixel

di venerdì, 27 Feb 2015

Quando le ho chiesto di pensare alla sua cosa preferita, la prima immagine che ha prodotto il suo cervello, mi ha detto, è stata il mercato di San Giovanni di Dio. La sua cosa preferita è a due passi da casa. Quando sono a Roma, lei e Salvatore Iaconesi, fanno tutti i giorni la spesa lì in mezzo a carciofi, carote e vegetali prodotti a pochi chilometri da loro. È un lusso a cui sono profondamente attaccati, mi confessa.
Anno dopo anno, per quanti siano i viaggi che tutti i progetti la portano a fare, è quello il luogo del ritorno a casa per Oriana Persico, alias Penelope DiPixel, la “mamma” di ArtIsOpenSource (oltre che dell’ormai popolare Angel_F).

Da anni cercavo un’occasione per conoscere Penelope DiPixel così un giorno ho deciso di invitarla e chiacchierare con lei riguardo i suoi ultimi progetti, sulle direzioni di questo mondo che sembra voglia cambiare, sulle cose preferite che abbiamo in comune: l’arte, il digitale, il societing.

Quanti progetti di ricerca avrai curato, diciamo, negli ultimi otto, dieci anni? 

“Ogni opera/performance che portiamo avanti con Art is Open Source è un progetto di ricerca: le due modalità, i linguaggi, le prassi si intersecano diventando inscindibili: è una delle cose che amo di più del nostro lavoro, capace di creare uno spazio in cui la ricerca parla di, con e attraverso la vita quotidiana degli esseri umani. Tirando le somme, parliamo di circa 15 progetti. In questo periodo quello che occupa di più in assoluto il mio tempo è l’idea di autobiografia rielaborata nel contemporaneo – ma mia/nostra #PubliIncimacy sui social network- insieme a quella degli Ubiquitous Commons: la trasformazione dei commons nell’era delle tecnologie ubique.

La nostra identità digitale è qualcosa di diverso dall’identità sociale che abbiamo?

Lynn Hershman Leeson, DEEP CONTACT (1984-9), interactive video still

Lynn Hershman Leeson, DEEP CONTACT (1984-9), interactive video still

Possiamo permetterci una moltitudine di identità, in modo non patologico: siamo multividui nella pratica del nostro quotidiano.

Se dovessi scegliere un’immagine che racconti la tua idea di arte digitale, quale potrebbe essere?


“Ho scelto un video, perdonami 🙂
“Somebody” è l’ultima performance di Miranda July, artista squisita e sottile che adoro. l’ “arte digitale” che riconosco è quella che modifica, rielabora e parte dalle relazioni fra esseri umani. Proprio come fa Somebody, in un modo semplice, poetico ed allo stesso tempo evocativo ed efficace”.

La Realtà Aumentata, e più in generale la Rete, come filo per intrecciare l’anima analogica e l’anima digitale delle cose, è destinata ad avere un futuro virtuoso?

“Bé, non sono un oracolo e non amo le previsioni ti confesso. Posso solo dire che Realtà Aumentata è una parola interessantissima, pensaci: aumentare la realtà. Per me assume il suo senso pieno quando coinvolge la dimensione dello scrivere – la scrittura ubiqua -, quindi di percepire e costruire il mondo. Questa è una bella traccia di lavoro”.

Hai detto in un’intervista che “il futuro non esiste”… allora che significato ha la parola “futuro”?

“La citazione si completa con: “è una performance”.
Una performance che riguarda la percezione del possibile, dei molti futuri possibili e coesistenti che possiamo scegliere come società e individui. È il lavoro che abbiamo scelto di condurre insieme ai nostri studenti, insegnando Near Future Design: con alcuni di loro da pochissimo è nato Nefula – Near Future Design Lab. Ne siamo felicissimi ed orgogliosi, e consiglio di dare un occhio al sito, troverete tantissimo materiale sull’argomento”.

Federico Rampini, in “Rete padrona”, dice che i social network sono i nuovi padroni del mondo e che dovremmo conoscerli per difenderci. Somiglia molto a qualcosa che diceva Angel_F qualche anno fa…

“Certamente dobbiamo conoscerli e abitarli da cittadini, non da consumatori. I social network sono a tutti gli effetti vissuti e percepiti come parte del nostro spazio pubblico, questo è un passaggio cruciale alla base di moltissimi dei nostri lavori, in particolare Human Ecosystems (www.human-ecosystems.com). In questo progetto, che prende come unità di riferimento la città, l’infoscape che generiamo attraverso le nostre interazioni sui social network viene restituito ai cittadini sotto forma di una sorgente di open-data in tempo reale: un nuovo commons digitale. Un passo necessario ma non sufficiente. Il progetto si completa infatti con un intenso programma di formazione trasversale a tutte le fasce di età e professioni (inclusi gli amministratori pubblici) volto a dare gli strumenti (conoscitivi e tecnologici) per imparare ad usare questa risorsa per i propri scopi.
Non solo difendersi, quindi, ma costruire e mettere tutti nelle stesse condizioni di partenza, almeno potenzialmente. In questo momento solo alcuni soggetti (dai gestori delle piattaforme, alle corporation, ai servizi segreti) possono usare (e usano) questa immensa ricchezza per orientare le proprie scelte e creare le proprie strategie. Che succede quando ogni cittadino, associazione, gruppo può fare altrettanto? Che succede quando, in modo attivo e consapevole, iniziamo a performare i social network come uno spazio pubblico? Questo è ciò che ci proponiamo con Human Ecosystems.
Un approccio costruttivista in sintesi”.

Parliamo di critica economica: qual è la battaglia principale da portare avanti/ quella che secondo te può modificare profondamente le sorti del mondo da qui in avanti?

“La trasformazione dello spazio pubblico/privato e la percezione che abbiamo di questo fenomeno complesso.
Questo sta già cambiando il mondo e le persone (ciò che facciamo e come percepiamo la realtà), e non possiamo fare a meno di osservarlo: ritorna sempre. Tanto che, se li analizzi, questo shift è un filo conduttore che attraversa praticamente tutti i nostri lavori”.

Cos’è per te, nel concreto, Societing?

“Trovo interessante la parola nella sua etimologia: society+making, produrre società. In questa prospettiva ci riguarda tutti”.

Mi dai il permesso per invitare anche Angel_F da me una volta (non sarà interessato a farmi esplodere la casa, vero)?

“Non è difficile, puoi iniziare dal richiedere la sua amicizia su FB: dal 2008 vive autonomamente sui social network. Farti esplodere la casa? Francamente penso di no. Devo dire che non sei l’unica ad invitarlo: quando è nato all’inizio tutti i nostri amici volevano “lui” a cena… Ma forse è una cosa che capita a tutti i neo-genitori”.