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Il Digitale? Non fará miracoli da solo

Il #MateraCamp é tornato per rilanciare i temi di  innovazione e cambiamento sul territorio. Ma da una prospettiva diversa
di lunedì, 24 Set 2018

Il MateraCamp ha compiuto dieci anni e il team organizzativo, con a capo Giovanni Calia, già protagonista della prima e fortunata edizione dell’evento, ha scelto di sfidare un calendario ricco di eventi nella città di Matera rilanciando il format di base del BarCamp, una non-conferenza con l’obiettivo di raccogliere contributi sulle “nuove tecnologie in storiche realtà”.

Non sarebbe stato facile per tutti noi ripartire da un vecchio successo, tirare le somme e seminare nuovi spunti sul territorio, ma proprio Giovanni aveva aperto la discussione con un articolo sulla necessità di uscire dalla rete liberandoci, in parte, dal paragone con quanto ci ha preceduto nell'”era dei blogger”.

 

Il menù del giorno – così è stato soprannominato per l’occasione il classico muro dei post-it tipico dei BarCamp, in cui vengono segnalati gli speech, i relatori che si alternano durante la giornata – era ricco di temi da discutere.
La mia è stata una proposta a tutti gli effetti, considerando il momento storico di riferimento per Matera e per la Basilicata. Partendo dall’analisi sul mondo delle innovazioni tecnologiche, tanto volute dal programma #Matera2019, sono arrivata a una critica sul digitale e sull’impatto reale delle competenze maturate dalle risorse sul territorio, entro una prospettiva che guarda ai prossimi cinque anni.
Ho voluto rinunciare a un esercizio di stile perché, da addetta al marketing e alla comunicazione digitale, avrei potuto parlare del mio lavoro, delle mie esperienze professionali e condividere casi e numeri aziendali. Ma non essendo rappresentativi della mia terra, sarebbero serviti solo a mettere inutilmente in vetrina il mio mestiere. Ho preferito invece essere allineata con lo spirito puro del BarCamp e con le esigenze della mia terra natìa, dando spazio anche all’aspetto più personale e intimo della faccenda, considerato l’attaccamento che ho verso la Basilicata, la voglia di tornare a casa e di riveder tornare anche tutti i miei amici che, come me, vivono fuori regione o fuori Italia per motivi di lavoro.

Non da ultimo, ho voluto riprendere il tono politico del primo MateraCamp e portare a compimento il discorso con un’ipotetica soluzione che, forse non se lo aspettavano quelli che credevano me la sarei presa con le istituzioni e con le organizzazioni, chiede invece l’iniziativa privata delle persone, e chiede alle nuove generazioni di applicare queste nuove competenze nelle attività storiche di famiglia e, in generale, nelle tradizioni locali.

Sarebbe troppo facile, e allo stesso tempo compromettente, aspettare l’ennesima mano dall’alto. Abbiamo già visto come un’ondata di investimenti statali negli anni ’70 abbia portato a un grande sviluppo industriale, con un conseguente benessere, durato soli trent’anni, alla fine dei quali sono rimaste poche sparute attivitá in un panoramata di desolazione. Le uniche attività attualmente in piedi, e che danno lavoro, sono quelle tenute vive con forza da imprenditori locali e commercianti.

Tecnologia digitale: i profili più qualificati e richiesti oggi

Ecco i motivi per cui ho preferito guardare alle nuove tecnologie nella storica realtà della Basilicata in relazione alla vittoria di Matera come Capitale della Cultura Europea 2019, e i relativi investimenti per l’evoluzione del territorio grazie all’innovazione.

Stando ai dati pubblicati questo mese da Adnkronos, le richieste dal mercato del lavoro nel 2018 fa emergere queste figure professionali:
Analisti e progettisti di software (+22,9 mila)
Disegnatori industriali (+20,4 mila)
Professioni sanitarie riabilitative (+18,9 mila)
Tecnici programmatori (+14,1 mila)
Tecnici esperti in applicazioni (+13,8 mila)
Tecnici del reinserimento e dell’integrazione sociale (+11,8 mila)
Specialisti nell’educazione dei soggetti diversamente abili (+9,6 mila)
Tecnici del marketing (+9,4 mila)
Specialisti nei rapporti con il mercato (+8,1 mila).

Non è dato sapere quante di questi professionisti siano nati o siano stati coinvolti sul territorio lucano durante il processo di crescita avviato dalla candidatura di Matera per il 2019, ma sappiamo che #Matera2019 e #Innovazione sono state due parole molto di moda in questi anni.

Nello stesso tempo, però, ammonta a 48 milioni di euro l’investimento complessivo dalla candidatura di Matera come Capitale della Cultura Europea 2019, la cui provenienza è la seguente:
– 11 milioni: fonti regionali
– 30 milioni: fonti nazionali
– 7 milioni: fonti private.
Per dirla con altri numeri, in questo momento #Matera2019 vanta inoltre 12 sponsor, 48 programmi in atto, 27 dei quali sono progetti realizzati da associazioni culturali lucane con un investimento della Fondazione di 6 milioni di euro, 3000 sono i lucani coinvolti, 117 gli artisti e 27 i Paesi che arriveranno a Matera alla cerimonia di gennaio 2019.

A proposito di Innovazione ancora da avverare, invece, gli investimenti programmati in Basilicata sono:
– 3 miliardi e 602 milioni nel 2018
– 2 miliardi e 927 milioni nel 2019
– 2 miliardi e 658 milioni per il 2020
con uscite di pari importo, secondo i dati ufficiali della Regione Basilicata ( “Legge di stabilità regionale 2018” e “Bilancio di previsione pluriennale 2018/2020”).

 

#Matera2019 come oggetto di turistificazione

Per tirare le somnme, se è vero che entro cinque anni le competenze innovative e tecnologiche acquisite grazie alla Rivoluzione Digitale avranno finito di fare il loro effetto, presto anche la favola che ci ha regalato opportunità e occasioni per emergere arriverà alla conclusione. L’evoluzione in atto in questo settore é molto veloce, basti pensare a come cambiano velocemente i lavori anche più semplici (ad esempio quelli legati all’utilizzo dei social network, spesso affidati a risorse junior o del tutto improvvisate) diventino sempre più tecnici e per i quali a mala pensa basta fare continuo aggiornamento, visto che è impossibile in questo campo poter essere project manager o strategist senza essere, allo stesso tempo, operativi, e la forbice tra chi ha imparato a usare strumenti e chi ha imparato a usare metodi si farà sempre più larga.
Personalmente, credo che se queste competenze entro qualche anno non si saranno radicate in una nuova mentalità del Fare e Saper Fare, finiremo presto tagliati fuori dal mercato del lavoro e territori come Matera – e tutti gli altri della regione esclusi – finiranno solo con l’essere, nella migliore delle ipotesi, dipendenti dall’industria turistica. Il turismo tutto sommato ci sembra una buona notizia?

Da quando l’entità di Matera2019 ha iniziato a convivere con Matera, due anime coesistono nello stesso corpo fisico: la prima, però, continuerà a chiedere l’apertura di nuovi bar, ristoranti e B&B, con un grande rialzo dei prezzi generali, non giustificati da un aumento dei compensi lavorativi, finché, alla fine della sua missione, lascerà la corona di Capitale della Cultura Europea a un’altra città. La seconda, invece, a un certo punto tornerà ad essere solo Matera, con tutti gli annessi e connessi, tra cui quelli di aver creato una certa frattura con il resto della regione, al di là di ogni forma di vecchio campanilismo.

Vorrei che Matera facesse un passo importante e lanciasse un segnale a tutta la Basilicata e a tutti i lucani.

Il manifesto contro il turismo di massa delle città sud europee

Al MateraCamp abbiamo visto, e poi discusso, questo video. Ho espresso il desiderio di vedere una città lucana sottoscrivere questo movimento, individuando proprio in Matera quella perfetta per farlo, per creare un programma di turismo intelligente, sostenibile, scalabile in tutta la regione, contro la mera gentificazione che solo il turismo più becero – fatto di musei, affitti e souvenir – riesce a portare e che, di fatto, sta portando a Matera, anzi, nella sua alter ego Matera2019. Il risultato non sarà sviluppo e competività spendibile all’estero, ma lo stesso che hanno ottenuto le altre città che avevano puntato tutto sul turismo, ottenendo ondate di gente, intrattenimento estemporaneo, inquinamento, lavoro in nero e abbandono dei centri cittadini da parte dei residenti.

           

Alcune testimonianze si sono alternate a tal proposito, contro e a favore del fenomeno, evid   entemente perché siamo riusciti a toccare corde sensibili del pubblico interlocutore.

Una proposta per Matera la Basilicata

La mia visione vede un territorio che richiama a sè talenti, laureati, dirigenti, competenze e imprese lucane, impiegando possibilmente gli investimenti dei bandi proprio a tal fine. Ci sono troppi bandi per l’occupazione giovanile che non vedono riscontro reale in Basilicata, testimoniato dal fatto che i numeri sull’esodo costante mettono in luce ben altre evidenze..

La mia presentazione “puzzle”, che ha smontato e rimontato il discorso legato all’innovazione in Basilicata sull’etichetta #Matera2019, è su Prezi e si trova qua:

Lo storify del MateraCamp 2018