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Una playlist… liquida per una domenica di relax

di domenica, 29 Mar 2015

Raindrops on roses and whiskers on kittens
Bright copper kettles and warm woollen mittens
Brown paper packages tied up with strings
These are a few of my favorite things!

My Favourite Things. Le mie cose preferite.
Già, quali sono le mie cose preferite?
Il mio lavoro, certo. Ma di quello scrivo già, forse anche troppo. Le mie letture, i libri che non devono mai mancare a scandire ogni mia giornata.

La musica.

Ci sono brani che ti accompagnano quasi fin dall’infanzia, che consideri amici di una vita. Ci sono scoperte recenti, che non per questo vivi meno intensamente. In una domenica di relax, seduto in poltrona, magari con le cuffie che ti isolano dal mondo e ti consentono di assaporare i suoni e farti avvolgere dal blue mood degli accordi in minore, non posso farmi mancare né gli uni né gli altri.

Voglio proporti la mia playlist ideale, da vivere quando nessun altro pensiero ti attanaglia, quando vuoi farti assorbire completamente dai suoni, quando hai voglia di dare ai tuoi sentimenti la forma liquida delle note e farti trascinare dalla potenza espressiva delle parole e degli accordi.

Quando vuoi vivere delle storie in forma di fraseggio, e ti vuoi perdere nei boschi di racconti lontani.

Come il racconto della vita tormentata di Lester Young, il sassofonista cui Charlie Mingus dedicò il suo pezzo più bello, e a cui Joni Mitchell regalò la sua formidabile voce.

Joni Mitchell – Goodbye Pork Pie Hat

Dà i brividi, vero?

Quando un musicista celebra un altro musicista, del resto, c’è sempre odore di capolavoro. Quando poi il musicista è tuo padre, anche l’impressione di un ascolto da un vecchio giradischi diventa poesia.

Sharyl Crow – We Do What We Can

Ti sei rilassato? Sono due pezzi magici, secondo me. Capolavori di voce e di armonia, capaci di assorbire ogni emozione e restituirla moltiplicata, capaci di sciogliere le ossa e farti dimenticare ogni rigidità.

Raccontano storie belle, con testi raffinati e una musica altrettanto raffinata.

Parliamo di raffinatezza, allora, e immergiamoci nella brezza leggera del mattino, nella tenue luce arancione dell’alba, nei toni soffusi di una chitarra elettrica suonata fino a quasi farla parlare di moto interiore dell’animo e del risveglio dei sensi, fino al trionfo finale della luce diurna.

Parliamo di un album strepitoso, The Inner Mounting Flame, di cui questo è forse il pezzo più bello: Dawn.

Mahavishnu Orchestra feat. John McLaughlin – Dawn

E se l’alba la andassimo a vedere sul mare? Non sul mare calmo delle notti d’estate, però, ma sul mare agitato nei pressi di una riviera rocciosa, con scogli che affiorano dall’acqua e carcasse di navi incagliate a confermare cattivi presagi.

Un mare, insomma, come in un quadro di Turner.

Lo vedi un posto così, nei tuoi sogni? Ne percepisci la potenza, ne senti la forza?

Continuiamo a sognare, allora. Facciamoci trascinare dalla forza del mare, entriamo in un vecchio faro e ascoltiamo cosa ha da raccontarci il suo vecchio guardiano.

Van Der Graaf Generator – A Plague of the Lighthouse Keepers

Aiuto! Ci stiamo intristendo. Allora direi di cambiare rotta, e virare di bordo.
Anzi, cambiamo acque, e spostiamoci in un placido stagno, là dove si posano le anatre.
Il prossimo brano di questa personalissima playlist ha in sé tutti questi elementi, ma solo per me.
Sì. Perché quando lo feci ascoltare a mio figlio per la prima volta – aveva su per giù un anno – decise che il “verso” della tromba di Miles Davis nell’intro di questo brano immortale era, appunto, QUA-QUA, come quello di un papero.

Signore e signori, So What.

Miles Davis, So What

E adesso che sei completamente rilassato, che sei stato trascinato dalla tromba di Miles Davis e dal sax di John Coltrane (che accoppiata, ragazzi!) in un vortice di invenzioni e di improvvisazioni (Kind of Blue, l’album capolavoro di Miles Davis, fu tutto registrato di primo acchito, senza prove, nonostante contenesse solo brani inediti), che ne dici di una scarica di adrenalina?

Non so se hai mai avuto la fortuna di vedere Hiromi Uehara in un concerto dal vivo. A me è capitato più volte, di cui una agli esordi, quando era una perfetta sconosciuta anche per un pubblico preparato e competente come quello dell’Umbria Jazz Winter di Orvieto.

Era dicembre 2002, Hiromi introduceva il concerto di Ahmad Jamal e fu come avvistare una terra paradisiaca dopo troppo mare. Vedere questa ragazzina appena uscita dal conservatorio presentare i suoi brani e muoversi come un’indemoniata sul suo pianoforte a coda fu un’esperienza unica, che porto ancora nel cuore.

Hiromi è una forza della natura, capace di estrarre suoni dal pianoforte a coda senza anestesia e di avvolgerti con i suoi fraseggi a 100 chilometri l’ora. Lasciati incantare dalla sua tecnica e fatti sedurre dalla sua energia: non ti stancherai mai di ascoltarla.

Hiromi Trio Project, Desire (Live)

Questo era solo un assaggio. Ciò che riesce a fare questa ragazza davanti a un pianoforte, anche da sola, non ha limiti.

Hai un po’ di tempo?

Mettiti comodo:

Hiromi, Jazz in Marciac

Torniamo sulla terra, ti va?

Io del resto mi muovo sempre su un doppio terreno, quando ascolto il “mio” jazz.

Da un lato, adoro l’innovazione, ascoltare voci nuove e nuovi sviluppi. Dall’altro, non riesco ad abbandonare i grandi “classici”. Ascolta, ad esempio, questa versione di ‘Round Midnight.

Nessuno, secondo me, riesce a infondere più pathos in questo brano del suo stesso autore, soprattutto quando si trova da solo davanti a un pianoforte.

Thelonious Monk, ‘Round Midnight

Dall’altro, trovo che a volte ci siano cover ineguagliabili, che surclassano l’originale. Ora i puristi del jazz mi lanceranno contro i pomodori, ma che mi dici di questa versione di Summertime cantata da Skye?

Morcheeba, Summertime

Bene, spero che anche tu ti sia rilassato con me ascoltando A Few of my Favourite Things: brani secondo me fuori dall’ordinario, che spero abbiano incontrato anche i tuoi gusti. Tanti ancora ce ne sarebbero, ovviamente, ma credo che nulla più di questo sia adatto a trascorrere una domenica (o un sabato, o un venerdì) di ascolto, relax ed emozioni.

Prima di salutarti, e di ringraziare Rosanna per la sua meravigliosa ospitalità sul suo bellissimo blog, vorrei lasciarti con una chicca: una versione ineguagliabile, secondo me, di My Favourite Things, appunto: quella che il Quartet suonò dal vivo in Belgio nel 1965. Fatti trasportare dal pianoforte di McCoy Tyner e dal sax di John Coltrane: è il miglior saluto che possa farti.

John Coltrane Quartet, My Favourite Things