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“Il mio giardino”, Toni Melillo [RECENSIONE]

di venerdì, 23 Apr 2021

C’è una poesia surrealista scritta da Rimbaud che inventa il colore delle vocali. Così alla “U” viene attribuito il verde: verde come un giardino. Quello che ha fatto Toni Melillo con Il mio Giardino è stato tradurne alcuni versi. Lo ha fatto piantando tanti semini nella terra ed esprimendo la dimensione del disco che su tutto più colpisce: la fecondità della vita. Ci ha messo le mani, senza paura di sporcarle, come afferma egli stesso, tanto quanto ci ha messo l’anima, il gusto nella ricerca di melodie, nella sperimentazione di un pop acustico, “sporcandosi” della bossa nova e delle influenze latin-jazz brasiliane. Si sentono omaggi a Tom Jobim e Rickie Lee Jones, un tocco blues alla Tom Waits e dei bellissimi archi che sfumano i contenuti delle singole canzoni. Altre influenze innegabili sono quelle di Nick Drake ed inevitabilmente di Miles Davis, sebbene aprendo il libretto del disco, si noterà come le prime due pagine siano piene dei riferimenti musicali e delle ispirazioni sulle quali questo giardino mette le sue radici ed assolutamente condivisibili!

Per la preparazione di questo prodotto, inoltre, hanno collaborato con Toni Melillo jazzisti come Riccardo Fioravanti, Fausto Beccalossi e Marco Ricci, oltre che Rosa Emilia Dias a completamento di una già particolare vocalità dell’autore.

In realtà ci sarebbe tanto altro. I testi appaiono infatti molto netti, perché toccano contenuti estremamente terreni: dal dolore della guerra alla nascita di un figlio, strappando simbolicamente il secco, il marcio, l’erbaccia che si nutrirebbe altrimenti dei frutti buoni della vita. L’immagine delle mani sporche di terra che toccano delle foglie, che portano al viso i petali di un fiore per lasciar quasi sentirne il profumo, è quella che descrive al meglio il senso ultimo di questa scelta musicale. Una scelta di duplice significato: una, fatta da Melillo l’artista, che si lascia andare alla creazione, insieme a Melillo la persona, che riempie di significato la sua esperienza. E – bisogna proprio dirlo- un’altra scelta è quella fatta anche dalla giovane casa discografica, alla quale va riconosciuto il merito di sapersi far scegliere in questi ultimi anni dagli artisti italiani che, evidentemente, si sentono all’interno in questa casa liberi di poter esprimere al meglio il genio personale. Insomma, un matrimonio ben fatto. Non si può negare che Il mio Giardino fiorisce a discapito di un cuore blu, di corvi neri e di muri bianchi, colorando quella surrealistica U, simbolo di cicli e vibrazioni, di pace seminata da pascoli e rughe attraverso “l’alchimia (che) imprime nelle ampie fronti studiose”, lasciandoci percorrere di persona tutti i passaggi di un’arte attiva che non è stata compromessa in alcun modo. Quale miglior suggerimento per (ri) fiorire su questa ciclicità della natura, sulla coscienza che riesce a costruire pacificamente la propria saggezza, attraverso il linguaggio semplice e profondo della vita che, se solo lasciassimo che entri in noi, può regalare tranquillità interiore?

Complimenti a Toni Melillo: Il mio giardino è un frutto convincente.

Tracce

1. Scende Così
2. Dormi Anche Stasera?
3. La Bestia
4. La Dolce Vita Di Veronica
5. Soldier Of Love
6. L’Uomo Dei Sogni
7. Come Vorrei
8. Canzone Per Randdah – Parte Seconda
9. Il Mio Giardino
10. Senza Aria
11. La Casa Di Tom
12. E Penso A Te
13. Hi Peter!
14. Fragole E Panna
15. No Ghosts Anymore

Toni Melillo – voce, chitarra acustica, mani, vocal trumpet, chitarra elettrica, chitarra semiacustica.
Riccardo Fioravanti – contrabbasso in 1, 10, 11.
Fausto Beccalossi – fisarmonica, fischio in 1.
Maurizio Pini – glockenspiel in 1, sonorizzazioni in 3,8 e 13, Fender Rhodes in 4.
Alberto Morelli – kalimba in 1, shells, bansuri in 4, shells in 6, sanza, piffero in 12.
Marco Ricci – contrabbasso in 2, 3, 5, 12.
Giovanni Giorgi -batteria in 2, 5.
Marco Bianchi – armonica cromatica in 2, piano in 3, 5, 12.
Francesco Manzoni – sordina, tromba, trombone in 2, tromba, sordina in 3, sordina in 4, 12.
Renato D’aiello – sax tenore in 2, 5.
Carlo Nicita – flauto traverso in 2,5.
Daniel Richards – voce della bestia in 3.
Francesco Pellizzari – congas, little bells, ride, spazzole, altri colori in 3, rullante in 6, shaker, tambourine, cozze, blocks, surdo, metal toys, djembe brushes, vocal quica in 8, spazzole, tubolar metals, fingers, campanellini in 11, triangolo, acqua in 12.
Oscar Del Barba – keyboard in 5 e 13, piano, keyboard in 10.
Andrea Crosara – violino in 5, 9, 10, 13.
Federico Fabbris – violino in 5, 9, 10, 13.
Daniel Formentelli – viola in 5, 9, 10, 13.
Vittorio Piombo – violoncello in 5, 9, 10, 13.
Pasquale De Fina – chitarra elettrica in 7.
Rosa Emilia Dias – voce in 9.
Dario Retegno – violino elettrico in 11.

Articolo originariamente pubblicato su Jazzitalia.



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Rosanna Perrone

OneofStarsailor

Lucana, vivo a Roma e lavoro come consulente strategico in Comunicazione & Marketing, con particolare riferimento alla Reputazione e il Social Media. Mi occupo di progetti Formazione nello stesso settore. Sono anche giornalista e digital editor, amo il design editoriale e lo sviluppo di magazine. Ho collaborato per numerose testate online, iniziando come inviata di Jazzitalia e muovendomi, poi, soprattutto nell'area dell'economia e dell'innovazione. Ho un MBA in "Global Management & Leadership" e insegno Marketing alla Swiss School of Management. Ho creato questo blog otto anni fa come una casa in cui ritrovarmi e ospitare i miei amici. Di solito io cucino e chi arriva porta un disco da ascoltare insieme.