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“Miriam”, Gianfranco Menzella Quintet [RECENSIONE]

di sabato, 24 Apr 2021

Quando Miriam faceva la sua uscita sulla piazza jazzistica italiana, nel 2009, Paolo Fresu scriveva un articolo dedicato proprio alla cultura jazz e alle donne.

Quando sentite il suono di un sax vi tappate le orecchie? Un assolo di tromba vi annoia a morte? Siete in buona compagnia. Perché, a quanto pare, le signore non amano la musica dei neri d’America. Eppure in quelle note c’è passione, sentimento e fantasia. Capace di parlare al cuore.

così fa notare, citando Maurizio Della Palma. In una vecchia canzone, poi, Paolo Conte canta “le donne odiavano il jazz e non si capisce il motivo”. Ancora, per dare un’idea del suo spirito, Duke Ellington lo paragonava al “tipo d’uomo con cui non vorreste far uscire vostra figlia”.

Sembra proprio, perciò, che il gentil sesso non si lasci andare alla comprensione di un piacere che deriva dall’ascolto di questo genere musicale; che sia per puro residuo di mentalità, che sia per un fondo di antropologia sociale, questo però è quanto risulta dalla rappresentazione collettiva. Se tale è il paradigma dominante, allora si noterà nel Gianfranco Menzella Quintet qualcosa di diverso.
Per quanto si presenti come un classico prodotto hard bop, alla ricchezza di ritmi frenetici o di stacchi decisi che spesso abbandonano il tema per dedicarsi lungamente all’improvvisazione (pratica che evidentemente si allontana dalla quella tipica tendenza femminea a declinare il senso del bello sui delicati sentimenti amorosi) viene preferito un altro rigore. Un’eccezione che probabilmente convincerà anche coloro ai quali sembra che il jazz, in fondo, non sia per tutti.

Con Miriam, Gianfranco Menzella presenta al pubblico uno studio sicuramente classico in termini stilistici, legandosi ai richiami della musica nera e introducendo un tocco sperimentale per le armonizzazioni che si evolve in direzione free jazz, blues e fusion. Il lavoro del Quintet, però, è estremamente elegante e riflette anche un’ alta provenienza culturale di base che è l’ambiente materano, sofisticata anima lucana impossibile non amare.

In primo piano il sax tenore di Menzella, seguito poi da un alto sax, un sontuoso piano, nonché dagli strumenti classici della sessione ritmica come il basso, la batteria e le trombe, che spesso si uniscono e cercano insieme una direzione swing. Bisogna ammettere che tutti questi incasellamenti nei generi non esprimono al meglio un lavoro che è, invece,molto fine nel tenere insieme tutte le diverse sfumature della stessa matrice musicale. Si percepiscono infatti essenzialità, equilibrio stilistico, pulizia delle forme. Unica concessione ad una maggiore libertà probabilmente è un’immagine, questa: si provi a chiudere gli occhi per i 40 minuti d’ascolto e si troverà la giusta dimensione per sognare una New York di fine anni’40.

L’estetica di Miriam probabilmente è nella ricerca di soluzioni che siano raffinate e al contempo comprensibili da tutti. Il titolo dell’album -un nome di donna – chissà se vuole essere in parte essere un omaggio all’universo femminile, o un suggerimento ad avvicinarsi ad esso con molta più fluidità o, perché no, anche un invito alle donne ad aprirsi, poiché spesso riescono a rendersi infelicemente poco comprensibili.
E Miriam, proprio casualmente, vuol dire “amato”: se quindi nelle note jazz c’è passione, sentimento e fantasia, capaci di parlare al cuore, Miriam non è forse il miglior titolo che si poteva trovare a simbolo di questa scelta musicale?

Si deve riconoscere, ad un eccellente sassofonista italiano come Gianfranco Menzella, la capacità di farsi apprezzare potenzialmente da un pubblico vasto. Menzella non sembra essere ancora neanche arrivato alla piena maturazione della sua espressione artistica, eppure i risultati sono già ottimi.
Attendiamoci altre perle sulla scena jazzistica italiana che, piace dirlo, negli ultimi anni si sta arricchendo sempre più di giovani abili talenti.

  Gianfranco Menzella – sax tenore Alfonso Deidda – pianoforte e alto sax Tommaso Scannapieco – contrabbasso Giovanni Scosciamacchia – batteria Fabrizio Bosso – ospite speciale, tromba Tracce 1. Miriam (Menzella) 2. Marco Smiles (Menzella) 3. Falegname (Scasciamacchia) 4. Tidal Breeze 5. Hermitage 6. Muddy in the Bank 7. Amico 8. Blues for Max Album distribuito da Philology. Articolo originariamente pubblicato su Jazzitalia.



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Rosanna Perrone

OneofStarsailor

Lucana, vivo a Roma e lavoro come consulente strategico in Comunicazione & Marketing, con particolare riferimento alla Reputazione e il Social Media. Mi occupo di progetti Formazione nello stesso settore. Sono anche giornalista e digital editor, amo il design editoriale e lo sviluppo di magazine. Ho collaborato per numerose testate online, iniziando come inviata di Jazzitalia e muovendomi, poi, soprattutto nell'area dell'economia e dell'innovazione. Ho un MBA in "Global Management & Leadership" e insegno Marketing alla Swiss School of Management. Ho creato questo blog otto anni fa come una casa in cui ritrovarmi e ospitare i miei amici. Di solito io cucino e chi arriva porta un disco da ascoltare insieme.