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“Until”, Swan Dive [RECENSIONE]

di sabato, 6 Mar 2021

Swan Dive è il nome di un duo americano ancora estraneo in Italia. Dalla città natale, Nashville,otto album realizzati a partire dal 1997 hanno già fatto il giro del mondo ed in moltissime occasioni si è manifestato per la loro musica l’interesse da parte di cinema, pubblicità e televisione. La risonanza di questo successo è rimasta finora estranea al nostro Paese. I primi ad esserci arrivati sono stati Giappone e Corea, seguiti da Stati Uniti ed Europa, così soltanto con Until, Bill DeMain e Molly Felder vengono presentati anche a noi. Nato come giornalista musicale e scrittore, Demain è chitarrista e autore dei testi, mentre lei, proveniente da un’importante esperienza come black vocalist, è percussionista oltre che cantante. Il loro è uno stile personale che mette radici nella bossanova, per arrivare a soluzioni lounge, d’ispirazione ampissima.


Ritmi sudamericani, flamenco e canzone francese: c’è da chiedersi se non siano queste le più moderne derive del jazz samba che ormai tende ad avvicinarsi sempre più ad una nuova versione del pop melodico e che gli Swan Dive interpretano con metodo. La formazione musicale del duo comprende qualsiasi influenza, The Beatles, The Beach Boys, Dusty Springfield, Burt Bacharach, Antonio Carlos Jobim, Elis Regina e João Gilberto ed include gli italiani Ennio Morricone, Piero Umiliani, Piero Piccioni e Mina, per defluire infine ad un fantasioso e creativo “tutto”. Così come anche le collaborazioni con Conan o’Brie, Norah Jones, Jill Sobule, Jane Siberry e Sixpence, lo trasformano progressivamente in un prodotto fresco, senza tempo ma riconoscibilmente familiare, tra l’altro più volte premiato dall’ Independent Music Awards.



Il carattere degli Swan Dive segue un sentimento di sollevamento e di ottimismo temperato con una risacca di malinconia, come sensazioni ugualmente presenti nell’animo durante una giornata che nasce soleggiata e poi diventa nuvolosa. È questa la caratteristica che, indistintamente dalla matrice del singolo brano, si riesce a percepire in maniera netta in tutta la selezione di Until. L’approdo avviene intimo e sognante e nel costante rinnovamento al loro approccio alla musica si aggiungono di volta in volta alla chitarra, al piano, alle spazzole e alla tromba, anche strumenti portati da diversi generi, svariatissimi e colorati, dall’armonica all’ukulele e dalla fisarmonica alle nacchere fino al vibrafono, oltre alle corde e ai fiati.

Until inizia con il brano omonimo, un patinato suggerimento ambient per la chiave di lettura dell’intero album, il quale si arricchisce di brani come Quiet Song,una di quelle nate con la collaborazione di Celso Fonseca. È infatti sua la proposta di accattivare il brano con la canzone in lingua originale, scelta che induce il duo a portare nel disco l’inglese, il portoghese e, con Une fois, anche il francese. Il tutto si dispiega sul filo teso di quello che accadrà dopo, su leggeri passi di flamenco, nel misto tra curiosità e sorpresa. La voce inoltre è quasi suggerita, soffiata e usata costantemente con leggerezza, anche quando avvengono cambi di ritmi improvvisi e i brani si plasmano in maniera diversa da come nascono, passaggio ancora più chiaro tra il quarantesimo e il cinquantesimo secondo, di Good Morning Tokyo, secondo l’incisività che man mano prendono nell’insieme del testo voci e strumenti. Così, passate altre tracce importanti come Tender Love, Matchsick e Imagining e le ultime note si scandiscono nell’aria, viene voglia di ricominciare da capo, per un ascolto più consapevole, divertito e rilassato.

Si scoprirà un’iniziativa musicale che si allontana dalla retorica chiusura all’intermittenza e che, al contrario, porta con sé la disponibilità ad arricchirsi grazie all’apertura dell’ascolto. Una pacata tendenza alla musica globalizzata che sarà chiara soltanto alla fine: una cultura musicale “domestica” che stende a sradicarsi dal passato e che va verso una nuova fruizione sociale, vivace in tutta la sua portata creativa e aperta più che alle contaminazioni, alla ricerca di sintesi provenienti da nuovo modo di immaginare percorsi. Da Nashville passando per Rio fino a Parigi, dal 22 febbraio 2007 anche in Italia, è una scoperta che va fatta così, con un cuore pieno di speranza e una scarpa riempita di pioggia, “Finché” (Until) lo si vorrà.

Distribuito da Edel

Molly Felder – voice
Bill De Main – guitar
Mickey Grimm – drums
Brad Jones – bass
Jame Haggerty – bass
Jim Hoke -flute
Bryan Cumming – saxophone
Barry Green – trombone
Chris Carmichael – strings


Tracce

1.Until
2. Slowly
3. Quiet Song
4. Gentle Rain
5. Matchstick
6. Happy Sad
7. Imagining
8. Une fois
9. Bebe
10. You Deserve A Song
11. Tender Love
12. Good Mornin Tokyo
13. In Blossom


Articolo pubblicato originariamente il 6 marzo 2011 su Jazzitalia.com



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Rosanna Perrone

OneofStarsailor

Lucana, vivo a Roma e lavoro come consulente strategico in Comunicazione & Marketing, con particolare riferimento alla Reputazione e il Social Media. Mi occupo di progetti Formazione nello stesso settore. Sono anche giornalista e digital editor, amo il design editoriale e lo sviluppo di magazine. Ho collaborato per numerose testate online, iniziando come inviata di Jazzitalia e muovendomi, poi, soprattutto nell'area dell'economia e dell'innovazione. Ho un MBA in "Global Management & Leadership" e insegno Marketing alla Swiss School of Management. Ho creato questo blog otto anni fa come una casa in cui ritrovarmi e ospitare i miei amici. Di solito io cucino e chi arriva porta un disco da ascoltare insieme.